5 Motivi per cui un vero Cristiano non Dovrebbe Celebrare il Natale

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Simbolici fallici come se non ci fosse un domani, è la Chiesa Cattolica, baby! Cosa ti aspettavi?

Questo non è il solito post, ma un vero gentle-businessman dovrebbe sempre essere ben informato e – soprattutto – non dovrebbe mai avere nulla a che fare con il Paganesimo. Quindi sgancio la bomba all’inizio, in seguito mi occuperò di sgombrare il campo dai detriti: il Natale NON è una festa Cristiana, ma è una festa Pagana nel vero senso del termine. Ne consegue logicamente che i veri Cristiani dovrebbero astenersi dal celebrare il Natale e specialmente non dovrebbero celebrarlo per commemorare la nascita di Gesù Cristo perché 1) Gesù Cristo non è nato il 25 Dicembre 2) Nella Bibbia non c’è scritto da nessuna parte a) che i Cristiani sono tenuti a celebrare il Natale b) la data effettiva di nascita di Gesù. Per essere precisi, più che altro, la Bibbia afferma chiaramente che noi cristiani non dovremmo “celebrare date” di alcun tipo, come fanno i Pagani. Per esempio, date un’occhiata al libro dei Galati, capitolo 4, verso 10.

 

“Ma ora che conoscete Dio, o piuttosto, ora che Dio conosce voi, perché vi ostinate a ritornare sui vostri deboli e inutili principi? Desiderate davvero che essi vi rendano di nuovo schiavi? Voi osservate giorni speciali e i mesi e le stagioni e gli anni! Ho paura che tutti i miei sforzi nei vostri confronti siano stati invano.”

  1. Il Natale è una festività Pagana. Infatti, gli antichi romani usavano celebrare i Saturnalia al solstizio d’Inverno, il 17 Dicembre. Lasciate che vi dica una cosa: i romani erano professionisti delle feste. Amavano i Saturnalia perché durante questa festività gli era concesso scommettere, alzare il gomito più del solito, commettere atti osceni in luogo pubblico, offrire sacrifici umani e animali ai loro dei falsi e bugiardi e, in poche parole, fare quello che gli pareva. si trattava di un festival della depravazione durante il quale ci si divertiva a sovvertire le norme di comportamento sociale tradizionali ed è per questo che i Saturnalia erano particolarmente apprezzati dai libertini del tempo. Il fatto che lo stesso Catullo si riferisse ai Saturnalia come “i giorni migliori dell’anno” (Saturnalibus, ottimo dierum!), non è una coincidenza. Tra le altre cose, è da questa festività che il mondo Occidentale ha derivato la tradizione dei regali natalizi, che costituivano una parte importante del banchetto al tempio di Saturno. Due parole su Saturno: si tratta di una deità agricola associata a un’età mitica definita d’oro in cui la terra avrebbe dato frutti indipendentemente dal lavoro dell’uomo. Gli antichi popoli germani osservavano un’altra simile festività (ricordate, i Pagani osservavano rituali simili a sé stessi in ogni parte del mondo e neanche questa è una coincidenza). La differenza sta nel fatto che le popolazioni nordiche chiamavano questa festività “Yule”, in onore di Odino, il Dio scandinavo. Il festival di Yule iniziava nel mezzo dell’inverno e terminava a capodanno. Quindi noi deriviamo la moderna edizione del Natale da un punto di vista di accezione popolare e rituali, dal celebre romanzo di Charles Dickens “Canto di Natale” e alla Coca-cola dal punto di vista della misteriosa entità che la gente venera a Natale, e cioè il notorio Babbo Natale (Sinter Klass, Santa Claus).
  2. Cristo, molto probabilmente, non è nato il 25 Dicembre. Le diverse congetture in merito all’effettiva data di nascita del Nostro Signore Gesù Cristo sono sempre state sulla bocca di tutti i filosofi antichi perché la cultura antica poneva grandissima importanza nelle date di nascita (astrologia, divinazione). In pratica, la ragione per cui siamo giunti a questa versione moderna di Natale ha tutto a che vedere con il paganesimo, il cattolicesimo, il sincretismo religioso e il capitalismo e nulla a che vedere con la cristianità. I cattolici hanno scelto questo giorno particolare per una questione di convenienza, visto e considerato che il 25 Dicembre coincide con il giorno di nascita del Dio Sole, il Sol Invictus. Tenete in mente che il Papa stesso prese il posto dell’imperatore semi-divino, il quale, a sua volta, rappresentava il Dio del sole in terra. Non a caso, ancora oggi, il Papa svolge le stesse funzioni che l’archetipico imperatore semi-dio svolgeva nelle antiche culture pagane: egli rappresenta la liaison tra Dio e l’uomo, è infallibile, decide chi avrà salva l’anima e chi andrà all’inferno, scomunica, benedice, proclama santi, e possiede le chiavi sia del potere temporale sia di quello spirituale. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Infatti, ovviamente, la Bibbia non indica nessuna data per la nascita di Gesù e – se ciò non bastasse – considerate pure che lo stesso Gesù non ha mai chiesto a nessuno di celebrare il suo compleanno. Il fatto è che la data della Sua resurrezione è molto più importante di quella della Sua nascita. Al contrario, a ben vedere, sembra proprio che la Bibbia indichi chiaramente che la data di nascita di Gesù NON è il 25 Dicembre. Prima di tutto, date un’occhiata a Luca, capitolo 2 versi 7 e 8: “Ed ella partorì il suo figliuolo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacer nella mangiatoia; perciocchè non vi era luogo per loro nell’albergo. Or nella medesima contrada vi erano de’ pastori, i quali dimoravano fuori a’ campi, facendo le guardie della notte intorno alla lor greggia.”  Pare veramente improbabile che i pastori stessero pascolando i loro greggi di notte, a Dicembre, nella regione della Giudea. In assenza di prove concrete, la logica indica come dato molto più probabile quello che i pastori in quel periodo dell’anno se ne stessero al riparo dentro le loro case, piuttosto che all’addiaccio. è quindi molto più molto probabile che Maria abbia posto il suo figliolo nella mangiatoia molto prima del 25 Dicembre. Date anche un’occhiata allo stesso vangelo di Luca, sempre al capitolo 2, ma versi  1:3: “Or in que’ dì avvenne che un decreto uscì da parte di Cesare Augusto, che si facesse la rassegna di tutto il mondo. Questa rassegna fu la prima che fu fatta, sotto Quirinio, governator della Siria. E tutti andavano, per esser rassegnati, ciascuno nella sua città.” Quando Diodati parla di rassegna, intende dire censimento ai fini della tassazione. Ma noi sappiamo per certo che i romani non usavano imporre tassazione nella province durante i mesi invernali perché viaggiare durante tale periodo dell’anno era assai problematico, senza contare che gli abitanti dell’impero a quel punto stavano già vivendo di risparmi, dal momento che il raccolto finiva in autunno e che il grosso degli scambi commerciali terminava con l’inizio della stagione fredda. Quindi, direte voi, quand’è nato Gesù? Beh, se veramente avete un bisogno disperato di saperlo e davvero non capisco perché vi interessi, visto che allo stesso Gesù la qual cosa non interessa, sembrerebbe che Gesù fosse nato verso la fine di Settembre, in base ai calcoli che potete farvi da voi, date le informazioni disponibili e tenendo conto che Giovanni Battista era nato sei mesi prima di Gesù.

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    Jack Frost in Harper’s Weekly (1861)

  3. Babbo Natale. è lui il vero protagonista del Natale, non certo Gesù. I bambini aspettano con ansia Babbo Natale, perché egli è portatore di regali. Gesù – al contrario – nella notte di natale si prende giusto uno strapuntino di cinque-minuti-cinque (quando gli dice bene) in cui lo zio Pasquale lo infila nella culla cantando quella nenia insopportabile, che qualcun altro poi puntualmente storpia ridacchiando. I bambini celebrano e amano Babbo Natale e non certo Gesù. Ma chi è Babbo Natale? Io non celebro festività pagane per diverse ragioni: il fatto che, a parer mio, salutare il solstizio d’inverno è un passé rappresenta solo una della tante ragioni. Ma soprattuto devo ammettere che Santa Claus (Satan Lucas) proprio non mi va giù; questa misteriosa, giudicante, onnipresente, quasi onnipotente figura che è in grado di cambiare forma e dimensioni, la cui entità discende da leggende nordiche di déi iracondi e vendicativi e da un monaco turco (San Nicola) dalle origini altrettanto misteriose (secondo l’opinione di molti San Nicola in realtà non è mai esistito), che tra l’altro è ossessionato dai bambini, proprio non riesco a digerirla. Per gli olandesi lui era Sinter Klass, che poi è diventato Santa Claus in America. Dobbiamo infatti ai primi coloni olandesi in America l’importazione di questo mito pre-moderno. Ora, non so voi, ma io non vorrei mai che i miei figli avessero a che fare con una figura magica onnipresente che può apparire e sparire a piacimento e che può, se vuole, entrarti in casa passando dal camino e senza chiederti permesso. Tra le altre cose, non vorrei che i mie figli dovessero comportarsi bene per via dei regali: i figli dovrebbero comportarsi bene a prescindere. Non vorrei dovermi invitare delle balle pazzesche da raccontare ai miei figli per via di questo tizio misterioso che porta regali non meritati. Infatti, non ho alcuna intenzione di raccontare bugie a chicchessia per via dei regali. Ma siamo onesti, dato lo stato di cose attuale e dato il fatto che siamo tutti ostaggi di questa festività totalizzante, non si può non comprare regali ai propri figli, indipendentemente dal loro comportamento. Il fatto è che i vostri figli si beccano i regali di Natale indipendentemente da come si sono comportati durante l’anno. E poi, diciamocelo: una volta che avrete spudoratamente ai vostri figli in mentito all’esistenza di Babbo Natale, dovrete anche mentirgli riguardo il fatto che se non fanno i bravi non beccano i regali. Indovinate un po’ cosa imparareranno i vostri figli da tutta questa vicenda? I più perspicaci tra di voi dovrebbero riuscirci: a) i loro genitori sono dei bugiardi b) comportarsi bene non conta niente.
  4. La Simbologia Natalizia: per quanto riguarda l’abete, nel caso in cui non l’abbiate ancora realizzato voi stessi, si tratta di un simbolo fallico pagano di fertilità. Un tizio qualsiasi con un minimo di conoscenza in materia di miti nordici pagani vi direbbe che le antiche popolazioni celtiche erano affascinate dai sempreverdi perché questi alberi, al contrario degli altri, erano in grado di resistere anche gli inverni più rigidi, il ché li rendeva magici agli occhi dei druidi. Per questo motivo i druidi ritenevano che gli abeti, ma anche gli altri sempreverdi, possedessero dei poteri magici. Ecco anche spiegata l’usanza di portarsi in casa i sempreverdi e di addobbarli e utilizzarli come idoli: si riteneva che gli effluvi balsamici potessero proteggere dalle malattie respiratorie e non a torto. Infatti è vero che la resina e gli aghi di pino possiedono proprietà balsamiche e sono utili nella prevenzione di certe malattie respiratorie. Il fatto però è che a me non piacciano i simboli fallici in generale, e non so voi ma io non vorrei mai che i miei bambini si mettessero a giocare intorno a un simbolo fallico pagano, specialmente nel mio salone. Voglio dire, ognuno faccia ciò che vuole, per carità, specialmente i pagani, i cattolici e gli atei, ma non venitemi a dire che il Natale è una tradizione cristiana perché chiaramente non è questo il caso. La tradizione secondo cui si dovrebbe portare l’albero di Natale dentro casa ogni santo Dicembre non ha nulla a che vedere con la cristianità. Anzi, se proprio vogliamo essere pignoli, la Bibbia proibisce chiaramente questa pratica pagana: “Così ha detto il Signore: Non imparate a seguitare i costumi delle genti, e non abbiate paura de’ segni del cielo, perché le genti ne hanno paura. Perciocchè gli statuti de’ popoli son vanità; conciossiachè si tagli un albero del bosco, per farne un lavoro di mani d’artefice con l’ascia. Quello si adorna con oro, e con argento; e si fa star saldo con chiodi, e con martelli, acciocchè non sia mosso”, Geremia 10, 2:4. Ovviamente nessuno legge la Bibbia qui in Italia e chi la legge se ne sbatte altamente di quello che c’è scritto perché tanto la vera fonte di autorità spirituale è il Papa. Ma la Bibbia mette chiaramente in guardia contro gli idoli e l’abete è chiaramente un idolo in questo senso e in questo contesto. Eppure un buon modo per risolvere i vostri dubbi è dare un’occhiata a quello che fanno i cattolici: se essi osservano certe tradizioni, potete stare sicuri che voi, al contrario, se vi dichiarate cristiani, non dovreste osservale. La chiesa cattolica è la cartina di tornasole per tutto ciò che è anti-cristiano. Infatti, guarda caso, per la serie: “chissenefrega di Geremia e della Bibbia”, i cattolici sono quelli che addobbano il più grande albero di Natale del mondo (Donna Raggi dei miracoli permettendo, s’intende…). Non contenti, schiaffano poi questo simbolo fallico pagano in Piazza San Pietro, al centro del più grande simbolo di fertilità femminile del mondo (che è poi il simbolo del demone Baal e della demoniaca madre Pasqua, Ishtar), non molto lontano dall’obelisco egiziano (un altro simbolo fallico pagano, per non farsi mancare niente).

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    Simboli fallici visti dall’alto! Sono peni per volatili!

  5. La Desolazione Natalizia. Le statistiche riguardanti un ipotetico rialzo del tasso di suicidi durante il periodo natalizio sono, come tutte le statistiche, molto poco attendibili. Ma non serve un antropologo o uno psicologo per toccare con mano una realtà che riguarda tutte le persone adulte normo-dotate con pollice opponibile: il Natale è una festa totalizzante di una tristezza fantozziana, quasi peggio del capodanno. L’atmosfera natalizia è di una bruttura raccapricciante e se noi avessimo conservato un minimo di consapevolezza spirituale una volta usciti fuori da quelle madrasse catto-comuniste messe in piedi da un governo platonico, che si chiamano scuole pubbliche, non avremmo problema alcuno a discernere il Male assoluto che si cela (neanche tanto bene) dietro quella ridicola maschera da vecchio canuto flatulente di Babbo Natale. Insomma, per farla breve, come detto: se siete pagani, cattolici, oppure atei, celebrate pure le vostre feste pagane, ma se pensate di essere cristiani, prendetevi almeno il tempo per investigare la materia con i vostri occhi, prima di mettervi a celebrare festività insieme ai cattolici, ai pagani e ai miscredenti.

Il Business alla Doc Wolf: La Vita è Dura (specialmente quando ti innamori di una American Princess)

Tutte le American Princess (Jewish e non) si riconoscono per la profondità di pensiero...

Tutte le American Princess (Jewish e non) si riconoscono per la profondità di pensiero…

La vita è dura, mie carissimi inferiori. Certe volte durissima. Ma almeno, in compenso, certe altre volte fa proprio schifo. Quell’intelligentone di Benjamin Franklin sosteneva che “all human interactions have their inconvenience” – tutte le interazioni umane comportano disagi. Dovremo prendercela con Adamo ed Eva? Sarà colpa del peccato originale? Forse. Fatto sta che ognuno c’ha la sua croce da portare. Io, tanto per dire, mi innamoro solo di due tipi di donna a) Jewish American Princess b) American Princess. Tra le due ci sono enormi differenze, le tipo “a” – per esempio –  in genere hanno capelli corvini un poco mossi e naso aquilino. Le “b”, invece, in genere sono più “intelligenti”, nel senso che portano una taglia di reggiseno in più.

Di certo so che il 99% delle donne sono puttane. E il resto? Non mi attraggono. Ma bando al romanticismo. Oggi parliamo di come si potrebbe fare business alla “Doc Wolf”. Se non sapete chi è Doc Wolf vuol dire che non avete mai visto Pulp Fiction e se non avete mai visto Pulp Fiction uscite immediatamente da questo blog, per cortesia. Andate su quello di Grillo, via! Sciò! Brutti qualunquisti puzzolenti…

Per chi è rimasto, sappiate una cosa: ovunque ci sia un problema da risolvere esiste un’opportunità di fare business che voi sozzi capitalisti non dovreste lasciarvi sfuggire per nulla al mondo.  E Doc Wolf risolve problemi, com’è noto. Ma facciamo un esempio concreto. Ormai penso sappiate tutti quanti che io mi sono messo con una tipa americana che va sotto il nome di “BB”. Ora, la doppia “B” potrebbe stare per Bad Barbie (è bionda e alta), Blonde Bitch (è anche un po’ stronza), Bridgitte Boredome (è una drama queen), oppure Blonde Badger (è delicata come un Tasso del Miele). Ma che c’entra questo? Vi domanderete giustamente voi. Siete sempre i soliti uomini di poca fede. Arrivati a questo punto dovreste ormai sapere che se il sottoscritto spreca – letteralmente, dato il vostro scarsissimo livello di comprendonio – 0,93 calorie a digitare una qualsiasi stupidaggine sulla sua tastiera wireless sporca di cioccolata e chissà cos’altro, evidentemente deve esserci uno straccio di motivo che sia uno. C’è del metodo nella mia pazzia. Bad Barbie c’entra per tanti motivi. Per esempio, c’entra perché non mi fa dormire la notte, ma anche perché, oltre alle già citate qualità, dispone oltretutto di una testardaggine a prova di bomba atomica e se qualcuno fosse in grado di offrirmi un servizio di rabbonimento e addolcimento del suo carattere da calvinista Repubblicana lo pagherei oro.

Cominciate a capire dove voglio andare a parare? Doc Wolf risolve problemi, dicevo. Ma mica è Gesù Cristo. Va beh, visto che siete duri comprendonio vi faccio un altro esempio; stavolta terra-terra così lo capite anche voi. Vi è mai capitato di dover lavare la macchina? Sì, lo so che il giorno dopo piove: è la Legge di Murphy ma se mi fate allungare ancora un po’ il brodo non finiamo più, quindi attenzione. Allora, vi trovate in un autolavaggio che offre la possibilità di lavarsi l’auto fai-da-te, oppure pagare quattro rifugiati extracomunitari semi-deficienti privi di documenti per fare lo sporco lavoro al posto vostro. Cosa scegliete? Qualcuno tra di voi egregi lettori opterà senz’altro per la prima opzione, essendo uno psicopatico; e come tutti gli psicopatici che si rispettano adora i lavori tediosi e ripetitivi tipo “togli la cera, metti la cera” e soprattutto il solo pensiero che mentre lui è fuori a lavare la macchina sua moglie gli sta mettendo le corna con l’avvocato lo eccita. Ma qualcun altro, tra i più avveduti, preferirà senz’altro farsela lavare dagli indiani extracomunitari di cui sopra, nonostante egli debba sborsare dei soldi in più per usufruire di questo nobile servizio con tanto di sputazzi sui cerchi in lega per renderli scintillanti come dovrebbero essere. Tutti i gentle-businessman che si rispettino, infatti, adorano i cerchi in lega puliti e se ne fregano della moglie puttana. Tanto la moglie è puttana comunque, direte voi. E questa è la prima cosa intelligente che sento dirvi dai tempi delle elementari. Complimentoni. Avete vinto una bambolina gonfiabile. Oppure, a scelta, un bel dildo per quella ……… di vostra moglie.

Ora mi mancano circa trecento parole, quindi credo sia il caso di riassumere, schiaffarci qualche citazione d’alto rango che fa tanto intellettuale dell’ultim’ora e chiosare riprendendo il primo paragrafo che pare che al giorno d’oggi se non scrivi così non sei nessuno. Va beh, io non sono nessuno lo stesso, chiosa o non chiosa. E la moglie puttana non ce l’ho solo perché non sono sposato, ma tanto c’ho la ragazza puttana e poi neanche tanto quella visto che si trova sull’altra sponda dell’Atlantico e neanche voglio pensare a cosa stia facendo adesso che se no mi sento male.

Insomma, dicevo: per mettervi a fare il business alla Doc Wolf dovreste possedere intuito, creatività, coraggio, disciplina, senso del tempo, spalle larghe, capitali e sangue freddo. Quindi lasciate perdere che è meglio. Dedicatevi piuttosto a scrivere un blog del cavolo pieno di stupidaggini e insulti. Ah, già! Quasi dimenticavo la citazione colta: quel socialista di Betrand Russel disse una volta che “The fundamental cause of the trouble is that in the modern world the stupid are cocksure while the intelligent are full of doubt.” Il problema fondamentale del mondo moderno è che gli stupidi sono sempre presuntuosamente baldanzosi mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi.  Dormi sonni tranquilli, caro Bertrand, in quella tua bara da socialista con la Porsche. E poi devo chiosare con la mia BB: beh, riguardo lei posso soltanto dire che le ho perfino dedicato una serenata, esponendomi al pubblico ludibrio. Pensate glie ne freghi qualcosa? Ovviamente no. Per questo la amo. Ma qualsiasi cosa decidiate di fare con la vostra insignificante vita, per carità, ve lo chiedo in ginocchio: non innamoratevi mai di una American Princess, oppure, peggio ancora, di una Jewish American Princess, specialmente se ha votato Obama e fa yoga.

Il Capitale e la Vagina: una Storia d’Amore e di Uomini Duri (come diventare uno sozzo capitalista)

Mandatory Credit: Photo by ITV / Rex USA ( 677466HG ) 'Northanger Abbey' TV - 2007 - Felicity Jones as Catherine Morland ITV ARCHIVE

Che c’entra Felicity Jones? Fate pace col cervello… Mandatory Credit: Photo by ITV / Rex USA ( 677466HG )

Buongiorno, miei carissimi inferiori. Ora che l’amore della mia vita se n’è tornato in America la mia vita ha molto più senso di prima e i miei sensi di ragno mi dicono che prima o poi dovrò tornare a lavorare. O forse è la fame? Fatto sta che il lavoro debilita l’uomo, questo è chiaro. Come diceva il buon vecchio Ronald Reagan: “It’s true hard work never killed anybody, but I figure, why take the chance?” È vero che il duro lavoro non ha mai ucciso nessuno, ma perché rischiare?

Si dice pure che non si debba mai abbassarsi ad argomentare con degli imbecilli, perché quelli vi tirano giù al loro livello e poi vi battono con l’esperienza. Quindi perché mai io dovrei scendere al vostro di livello? Eh? Perché? Quando facevo troppe domande stupide da piccoletto mio padre a un certo punto si stufava di darmi risposte sensate e diceva “E perché perché ‘ndreghete ‘ndrà, ‘n mezzo al mare ‘no scoglio ce sta”. ‘Sta stupidaggine m’ha quasi rovinato la vita. Ma va detto che io da piccolo ero trenta chili di scassaballe con la merenda in tasca. Adesso sono migliorato molto, di chili ne peso quasi ottanta.

Va beh, lo sapete che in questo blog si parla di business in modo da non farvi addormentare dalla noia. Oggi parliamo di capitale. Quando si nomina questa parola, qui in Italia, paese schifosamente infestato da comunisti, pagani, cattolici, sedicenti eredi di romani che degli antichi romani non hanno neanche la punta del mignolo sinistro – nonché da altri curiosi europeisti, qualunquisti, grillini, socialisti e animalacci similari –  la parola, “capitale” porta con sé un’accezione negativa. Già, mi ero dimenticato di menzionare quelli che sputano nel piatto in cui mangiano, che poi sono la razza peggiore. Eppure, se il nostro paese si è ritrovato a vivere una parabola economica ascendente nel corso degli ultimi sessant’anni diventando un miracolo economico e assurgendo al ruolo di uno dei paesi più ricchi del mondo, lo dobbiamo proprio al capitale e ai capitalisti. Non certo al comunismo, al socialismo, al qualunquismo o alle altre ideologie da malati mentali che abbiamo sperimentato in passato.

Perdonate l’autocitazione, ma ai tempi in cui mi cimentavo con i giornali scrissi una cosetta del genere in merito. Calza a pennello.

“…La realtà, aimè, è che noi Europei – lasciati a noi stessi – non abbiamo mai combinato niente di buono. Ci vorrebbe un po’ di sana autocritica marxista, se solo fossimo in grado di farla (il fatto è che i radical chic nostrani si sono guardati bene dal prendere ciò che c’era di buono nel comunismo). Abbiamo provato tutte – dico tutte – le opzioni possibili. C’abbiamo provato col fascismo, col comunismo e visto che c’eravamo anche col nazismo. Non fosse stato per gli americani e il loro piano Marshall, noi italiani staremmo ancora bloccati a Corfù con i mortai e il Carcano 91/38 a tentare di respingere le avanzate dei soldati della Wermacht.

Gli americani ci hanno insegnato a fare business e a mettere in piedi uno straccio di governo democratico che fosse uno. Appena se ne sono andati abbiamo cominciato a prenderli in giro e a criticarli, come farebbe un mucchio di stupide scimmie. Ma la verità è che noi europei non siamo in grado di badare a noi stessi neanche per cinquant’anni.

Appena se ne sono andati, siccome non c’erano altri tipi di governo e/o dittature fuori di testa da far sperimentare ai propri malcapitati cittadini, gli Europei hanno pensato bene di agganciare il valore delle loro valute a quello dell’economia più forte del continente, quella tedesca. E adesso si sorprendono che il panzer se li stia trascinando via.”

Insomma, carissimi inferiori: le chiacchiere stanno a zero, la storia parla chiaro. La parola capitale deriva dal (manco a farlo apposta) latino. Nella gloriosa lingua dei nostri antenati, “Capitalis” significava testa. L’uso odierno pare derivi invece dal fatto che i latini, quando facevano affari, contassero le teste delle mucche per scambiarsele. Più tardi, durante l’età medioevale, il capitale è diventato ciò che noi lo definiamo oggi, ovverosia, l’insieme delle risorse finanziarie e asset a disposizione di una data impresa, oppure l’insieme dei macchinari, fabbriche ed equipaggiamento di una data azienda.

In questo senso, miei cari, è indispensabile che voi conosciate la differenza che esiste tra il capitale e i soldi. I soldi si utilizzano per acquistare beni, il capitale invece serve a generare ricchezza per mezzo degli investimenti (pensate la New York Stock Exchange). Il capitale può essere anche prestato in modo da generare ricchezza in maniera indiretta. Anzi, la sua storia è iniziata proprio in questo modo: quando, nel corso dell’Alto Medioevo, i mercanti europei – soprattutto italiani –  si recavano nel Vicino Oriente per esportare i loro prodotti e importarne di altri, essi spesso chiedevano a certi facoltosi cittadini di finanziarli con del capitale in cambio di una quota dei proventi. Ingegnoso, no? Ovviamente chi accettava questo genere di transazione si assumeva anche un rischio notevole, quello della perdita della somma versata in caso di incidenti vari, o se vogliamo di fattori esogeni come tempeste marine, predoni, pirati, sbadataggine e sfighe varie.

Ma d’altronde, mie cari inferiori: chi non risica non rosica, giusto? Un uomo deve fare, ciò che un uomo deve fare. Bisogna portare il pane al tavolo, sfamare i pargoli, comprare regali alle mogli. Quindi, in fondo, se ci pensate bene, il capitale ha molto più a che fare con la vagina di quanto voi non possiate pensare. Sì, perché vedete: gli uomini, a differenza delle donne, possono provare solo due emozioni: o sono arrapati o hanno fame. Quindi se ne vedete uno che non ha un’erezione, procurategli un panino. In confronto le donne sono molto più complicate degli uomini: o sono arrapate, o hanno fame, oppure hanno mal di testa. Se non provano nessuna di queste emozioni, tremate: si tratta di femministe.

L’amore della mia vita non è per niente una femminista, è una Blonde Bitch. Repubblicana, cristiana calvinista, a favore del secondo emendamento, contro l’aborto, contro il matrimonio gay. Per questo che mi sono innamorato di lei. E anche perché non avevo niente da mangiare. È praticamente Sarah Palin, ma con il dono della parola. Odora fantasticamente ma questi sono dettagli che non dovrebbero interessarvi. Pensate al capitale piuttosto.

E ricordatevi che per fare i capitalisti dovreste avere nell’ordine:

  • Delle risorse da investire
  • La capacità di scovare nicchie di mercato e business profittevoli
  • La capacità di fiutare affari
  • Abilità diplomatiche varie
  • Abilità connesse con il mercanteggiare le percentuali di proprietà di una data impresa

Per il resto, ricordatevi: chi non risica non rosica niente. Uscita dalla vostra zona di confort e siate coraggiosi. Cominciate magari con il finanziare piccole imprese redditizie che sono destinate ad avere successo. Che so, gelaterie, Bed&Breakfast, ristoranti. Non vi faccio gli auguri e non vi dico “buona fortuna” perché non sono un pagano e non credo nella fortuna. Ma in God we Trust: che Dio benedica voi e le vostre imprese!

IL RAMO ASSICURATIVO: COSA FARE QUANDO IL VOSTRO AMORE VI VUOLE MORTI

Che palle i cartelloni vecchi!

Che palle i cartelloni vecchi!

Eh sì, cari inferiori: oggi è un giorno triste. Piove, l’estate è finita e s’è lasciata dietro uno strascico di patetici cuori infranti, spiaccicate custodie di Calippi ciucciati sotto al sol leone (con tanto di formiche), spazzatura strascicata per le strade spisciate dai cani e barbuti sindaci sinistrorsi di grandi città africane al centro dell’Italia che si dimettono mugugnando “I didn’t do it”. Come se non bastasse, l’amore della mia vita non mi ama.  Vorrei tanto avere un’assicurazione contro giorni di questo tipo. Eh sì, cari inferiori, in questo giorno funesto voglio parlarvi di assicurazioni e di quanto odio gli assicuratori ma anche le truffe alle assicurazione che rappresentano poi il motivo per cui i premi sono alle stelle.

Quel vecchio genio pedofilo con un debole per le relazione incestuose di Woody Allen, evidentemente la pensa come me sulle assicurazioni:  “There are worse things in life than death. Have you ever spent an evening with an insurance salesman?” Esistono cose peggiori della morte, disse infatti un giorno, avete mai passato una serata con un venditore di assicurazioni?

Il business delle assicurazioni pare sia antico quasi quanto il mestiere più antico del mondo. Si dice che le prime forme di assicurazione che si conoscano risalgano al terzo e secondo millennio Avanti Cristo e che fossero praticate dai mercanti cinesi e babilonesi. Per esempio, sembra che i furbi mercanti cinesi distribuissero le loro preziose mercanzie su più navigli durante la navigazione dei loro lunghissimi e contorti fiumi gialli nella bassa valle dello Yang-tze, in modo da ammortizzare l’eventuale perdita di un bastimento.

I mercanti babilonesi, dal canto loro, pare facessero ancora meglio: a quanto si legge nel famoso codice di Hammurabi, infatti, essi furono i primi a praticare una forma vera e propria di assicurazione tra privati che scattava in caso di incidente.  Qualcosa mi dice avessero tariffe migliori degli Svizzeri, chissà perché. Qualcosa mi dice fossero più onesti dei romani che si fanno rubare la macchina e poi se la prendono con Berlusconi. Chissà perché.

Insomma, purtroppo devo scrivere qualcosa di sensato, anche per darmi un tono. Quindi basta col whisky, almeno per cinque minuti. State a sentire, quello dell’assicurazione è un business che funziona così: un soggetto legale trasferisce un rischio a un altro soggetto legale previo pagamento di una parcella. Chiaro? Pensate alla vostra assicurazione auto: voi pagate un premio annuale (o semestrale) in cambio del quale la vostra compagnia assicuratrice si impegna a rimborsavi una certa cifra precedentemente pattuita nel caso in cui succeda un incidente qualsiasi, o nella malaugurata ipotesi di un furto, nonché a certe specifiche condizioni.

Gli assicuratori lavorano sui grandi numeri, ovviamente; contano sul fatto che non tutti i soggetti da loro assicurati subiranno furti o verranno coinvolti in incidenti. Una delle più grandi compagnie assicuratrici, come voi tutti ben sapete, è la Lloyds di Londra. Quelli assicurano di tutto, alle giuste cifre, s’intende. Se non ricordo male hanno perfino assicurato il voluminoso posteriore  di Jennifer Lopez contro l’eventuale subentro di smagliature o roba simile. Geniale. A voi comuni mortali una cosa del genere non sarebbe mai potuta venire in mente, ammettetelo. Ve l’ho detto che siete inferiori.

“E va bene,” direte voi a questo punto, “siamo inferiori, ma cosa dovremmo fare se mai ci dovesse venire voglia di mettere su un business nel ramo delle assicurazioni?” Bella domanda. Risponderei che per prima cosa dovreste tenere bene in mente il diagramma di funzionamento di questo tipo di affari. Se volete operare nel ramo, quindi dovreste, nell’ordine:

  • Inventarvi un qualche tipo di accordo legale che si possa utilizzare in modo da trasferire il rischio di un accadimento spiacevole (ad esempio, un incidente) da voi alla vostra potenziale vittima… ehm… pardon… cliente.
  • Fare una stima del rischio potenziale.
  • Raccogliere i premi assicurativi
  • Monitorare assiduamente le fraudolenze.
  • Liquidare i casi legittimi.

Come tutte le cose, sembra facile ma non lo è. Anzi, in questo caso, a ben vedere, non lo sembra neanche. Il fatto è che, nella vita, tutte le cose sono difficili. Scusate ma oggi sono in vena di banalità da circolo bocciofilo. Sarà il clima. Parliamoci chiaro: il prezzo per entrare nel business delle assicurazioni è troppo alto per chiunque. Inutile mettersi a lottare contro i mulini a vento delle grandi congregazioni bancarie internazionali. Se fossi in voi, prima di suicidarmi, proverei a diventare un broker assicurativo.  Trattasi di una figura mitologica, mezzo uomo, mezzo poltrona da ufficio, che – imbottito di ansiolitici e assolutamente refrattario a ogni tipo di sentimento  –   noncurante della morte, passa le sue uggiose giornate a scartabellare nei meandri delle offerte da mal di testa delle compagnie assicuratrici, per poi offrire la soluzione migliore ai suoi quattro-clienti-quattro (bastardi) che odia tanto quanto odia sua moglie.

Se mai vi dovesse balzare in testa la insana idea di fare una cosa del genere, esiste una rivista tremenda chiamata “Best’s Review”, di una noia soporifera, alla quale potreste, sempre prima di suicidarvi, mi raccomando, dare un’occhiata per rendervi conto di come vanno le cose in questo ridanciano mercato. Io il link ve lo metto, come si dice: uomo avvisato, mezzo salvato. Oggi è un giorno veramente triste. L’amore della mia vita mi vuole morto. Che dite, lo assicuro ai Lloyds?

IL BUSINESS DELLA SCELTA (PUÒ ROVINARVI O RENDERVI GRANDI)

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Se fossi in voi aprirei un club per gentiluomini e non mi ci inviterei.

Il buon vecchio Mark Twain sosteneva che non si dovrebbe mai consentire a chicchessia di diventare la vostra priorità mentre voi per loro rimanete sempre e soltanto un’opzione. (“Never allow someone to be your priority while allowing yourself to be their option.”) Quando si dice “Saggezza”.

Oggi, i più perspicaci tra voi l’avranno già inteso, si parla di opzioni. Ma prima di parlare di opzioni devo parlarvi di un’altra cosa: devo parlarvi di scelte, che è diverso. Perché, come sostiene il mai troppo compianto David Foster Wallace, “Nelle trincee di questa nostra vita quotidiana da adulti, non esiste nulla che si possa definire  ateismo. Non esiste una cosa che si possa definire non-adorazione di un qualche tipo di feticcio. L’unica scelta che abbiamo riguarda il cosa adorare”

La mente è un servo fantastico ma un tremendo padrone. La gente, quando si spara, si spara sempre in testa, fateci caso. Saper scegliere è un arte. La posizione predefinita di ogni individuo che abbia mai calpestato la faccia di questo pianeta a eccezione di Gesù Cristo è una posizione critica nei confronti del prossimo, sempre e soltanto egoistica, incentrata su sé stessi e sui propri bisogni. Lo so, a questo punto, mie carissimi inferiori, probabilmente starete pensando “questo tizio esagera”. Forse. Forse no. Avete mai preso in considerazione l’ipotesi (remotissima, per carità) che i vostri pensieri e le vostre scelte siano sbagliati?

Abbiamo sempre l’opzione di scegliere tra vedere la vita attraverso la lente di un fantomatico bicchiere mezzo pieno, oppure mezzo vuoto. Vederlo mezzo vuoto è sempre più facile. L’altro giorno mi è capitato di incontrare una signora alla fontana, con un cane. Mi ha parlato per cinque minuti e per sei minuti si è lamentata di tutte le cose che non andavano. È passato un taxi è lei “questi schifosi burini di tassinari!” è passato un camion dell’immondizia e lei “questi sozzi putridi spazzini pelosi, brutti e puzzolenti”, è passato un uomo alla guida di un SUV e lei glie ne ha dette di tutti i colori. Era una povera anima in pena. Mi ha fatto pena. Le ho detto di non farsi venire il sangue amaro per niente, che non ne vale la pena. Ma lei non ha ascoltato. Il cane invece sì.

Un’opzione è una cosa potenzialmente molto preziosa.

Si definisce “Opzione”, in finanza, un qualsiasi tipo di contratto tra un offerente e un cliente che consenta a quest’ultimo di esercitare il diritto a far valere una precedenza nei riguardi di una transazione economica di qualsiasi tipo. Esempio? Il classico biglietto del cinema è un’opzione. Quando lo acquistate, state semplicemente comprando il vostro diritto di occupare un posto in sala nel momento in cui lo spettacolo comincerà. Badate bene: in realtà non avete acquistato un bel niente se non il diritto di fruire del bene offerto qualora questo bene sia effettivamente disponibile nel momento in cui lo spettacolo avrebbe dovuto cominciare. Voglio dire: se il cinema dovesse venire giù causa terremoto, i proprietari non vi rimborserebbero un bel niente. Capisc’? Haben Sie verstanden?

Nel momento in cui acquistate questo benedetto biglietto tutto ciò che state effettivamente pagando è il diritto di sedervi in un momento futuro. Per fare un altro esempio si potrebbe citare il Tennis. A tutti voi sarò capitato almeno una volta nella vita di prenotare un campo da Tennis, no? Beh, il meccanismo è esattamente lo stesso, mie cari inferiori. Ancora, vi sarà magari capitato di cercare un appartamento in affitto e di trovarne uno che soddisfa almeno in parte le vostre esigenze, di bloccarlo con una certa cifra, in modo che altri potenziali cercatori fossero interdetti a fare offerte, e quindi magari di far diventare quella cifra un anticipo sull’affitto mensile, oppure di perderla perché avete deciso di non esercitare più il vostro diritto. Beh, sempre di un’opzione si parla. In un certo senso, quindi, un’opzione è pur sempre un bene da acquistare, solo che chiaramente si tratta di un bene immateriale.

Ora, sia nel caso del film, sia nel caso del Tennis, sia nel caso dell’appartamento, sta a voi decidere. Potreste andare a vedere l’ennesimo, stupidissimo film della Disney e poi comprare anche il DVD da dare in pasto ai vostri figli lobotomizzati almeno un centinaio di volte al mese per farli stare zitti. Loro assorbiranno come spugne quei quattro-valori-pagani-quattro da quattro soldi e vi ringrazieranno fino a che poi non diventeranno adulti e allora vi malediranno per non avergli saputo dare uno straccio di educazione che comprendesse almeno un valore morale che fosse uno. Dico uno. Oppure potreste andare a vedere un bel film, uno di quelli intelligenti e magari quel film potrebbe cambiarvi la vita. Come potreste decidere di andare a giocare a Tennis sempre sullo stesso campo in terra (a)battuta, sempre lo stesso giorno, sempre con lo stesso amico del liceo che si veste come André Agassi nei primi anni novanta, vi tira sempre quel passante a due mani, sempre nello stesso modo,  oppure si complimenta da solo dopo un rovescio liftato alla Steffi Graf (che belle gambe che aveva la Steffi Graf). E che bel rovescio. Oppure potreste decidere di andare da un’altra parte! Sì, mie cari inferiori, da un’altra parte, con un’altra persona. Magari imparereste una cosa nuova. O magari verrete fulminati sulla via di Damasco chissà perché. Va beh, magari sulla Via Damiano Chiesa, ma fa lo stesso. Date una chance alla vita, potrebbe sorprendervi in qualche strano modo.

E che dire dell’affitto??! Beh, provate anche soltanto a pensare, per un momento, fuori dalla scatola. Avete abitato a Roma Nord per tutta la vita, eppure sognavate di trasferirvi a New York. Ma che vi è successo nel frattempo? Cosa mai vi ha impedito di fare le vostre scelte? Perché non prendere in considerazione l’idea di andare a vivere a Roma Sud?? Sì, avete capito bene: ROMA SUD. Quel luogo misterioso, quella insulsa società matriarcale dove gli uomini camminano al contrario, i vigili detengono il potere, la gente pullula, il pan ci manca. Perché no?

Sappiate comunque che se avete intenzione di aprire un business che abbia a che fare con le opzioni, dovrete essere in grado di pensare fuori dagli schemi. In altre parole, gli altri dovranno diventare per voi una priorità e voi stessi dovreste diventare un’opzione. Provate a camminare nelle scarpe di qualche potenziale cliente, per qualche minuto almeno. Sforzatevi di offrire alla gente non semplicemente quello che la gente vuole, ma ciò di cui ha realmente bisogno. Non siete tagliati per fare il lavoro di Dio, ma siete stati fatti a sua immagine a somiglianza, che la cosa vi piaccia o no. Certo, lo so: alcuni di voi discendono dalle scimmie e non c’è niente che io possa dire per convincerli del contrario. Ma la maggior parte di voi ragiona e possiede almeno una scaglia di grazia divina che gli permette di camminare in mezzo ai propri simili senza commettere stragi, amando e tollerando il prossimo. Se avete intenzione di investire in questo campo, perché non costituire un club per gentiluomini? Io non potrei mai farne parte perché far parte di un club che accetta uno come me tra i suoi soci non mi passerebbe neanche per l’anticamera del cervello il quinto lunedì del mese, ma potreste contare su tanti altri soci prestigiosi. Potreste fargli pagare un biglietto in anticipo, organizzare un discorso di qualche intelligentone, servire il tè con i pasticcini, far osservare un codice di abbigliamento tardo ottocentsco, che so. Cose così. Chiamatelo “Rome Gentlemen’s Club”. Ce n’è estremo bisogno. Ma qualunque cosa facciate, mi raccomando: non mandatemi inviti.

STROZZINI, CRAVATTARI E UOMINI DI POCA FEDE: PRENDERE (O DISTRIBUIRE ) DENARO IN PRESTITO

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E così avete intenzione di andare contro tutti I dettami biblici e mettervi a prestare denaro a strozzo, nevvero? Uomini di poca fede che non siete altro! Ebbene, sappiate che – a patto che non succedano disastri finanziari – il mestiere dello strozzino, pardon, del cravattaro, pardon, del prestatore di denaro, è uno dei migliori che esistano perché vi permette di guadagnare non facendo niente, a parte dedicarvi al giuoco del golf e all’intrattenimento di signorine poco vestite, dalla bassa morale e un’età compresa tra la galera e le scuole elementari. Certo, una volta deceduti dovrete rendere conto a Dio in persona, ma c’è qualcuno la fuori che crede ancora in Dio? Eppure vi assicuro che la Geenna sarebbe meglio evitarla a meno che voi non siate proprio certi di quello che sapete. Oppure pensate di sapere tutto!? Avete mai considerato la remota eventualità che voi non sappiate proprio tutto e che la verità si trovi nell’altra metà delle cose che non sapete?

Per esempio, voi siete dei riccastri, gran ladr. figl. d. putt. lup. man. di fantozziana memoria e avete deciso di prestare del denaro a un vostro conoscente che sapete essere molto responsabile e del quale vi fidate ciecamente. Ebbene, questo tizio di cui sopra firma tutte la carte e se ne va con i tasca, oltre alla merenda, anche i vostri amati soldi. Voi vi ritirate nelle vostre stanze private ad accarezzare un nero gattaccio infame di nome Cagliostro con la consapevolezza di aver fatto un buon affare e il ghigno in faccia di chi la sa lunga, oppure guida una Saab (qualcuno sa dirmi perché mai i guidatori di Saab, quando vi incrociano per strada, sorridono come se voi foste dei coglioni seduti sulla macchina sbagliata??). Due giorni dopo vi arriva una telefonata da uno della polizia che vi informa che il bravo tizio responsabile se l’è svignata in Brasile.  Ed era un travestito.

Questo per dire che nel mestiere del prestatore di capitale non è sempre tutto rose e fiori, d’altronde – direte voi – nulla è mai più semplice di quello che sembra. Prima di cacciarlo dal giardino dell’Eden, non a caso, Dio disse all’uomo una cosa del genere: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”. Suona come una maledizione. E in un certo senso lo è. Ma consentitemi di diventare serio per un istante, vi prometto che sarà indolore.

Definiamo un prestito (loan) la riallocazione di asset(s) – generalmente in guisa di denaro contante – da un soggetto all’altro previo accordo legale in merito al suo impatto fiscale futuro, ergo: riguardante gli interessi. Utilizzando un linguaggio meno tecnico si può definire prestito, in finanza, il trasferimento di una certa somma di denaro precedentemente pattuita da un ente bancario oppure governativo a un soggetto fiscale sia esso singolo, vale a dire una persona, sia esso una azienda di qualsiasi tipo. L’entità e la forma del suddetto prestito sono in genere regolati da una nota di prestito che definisce i termini di interessi e i vincoli di tempo, nonché – quando previsto – la forma e l’entità di una eventuale rivalsa.

Di conseguenza si evince che il prestito è il più delle volte erogato a un determinato costo. Quando sentite alla radio la pubblicità di un auto, se ci fate caso, c’è sempre qualche voce (peraltro simpatica come la sifilide) che elenca le condizioni di prestito e le percentuali di T.A.E.G. (Tasso Annuo Effettivo Globale) e T.A.N. (Tasso Annuo Nominale).  La forma più comune di prestito è quella che vi consente di ripagare il denaro per mezzo della rata fissa mensile e questa è la sua formula: Il pagamento mensile P per un determinato prestito L moltiplicato per un numero di mesi n a un tasso di interesse c è:

aaaa

Detto ciò, oltre alle condizioni specifiche che variano di volta in volta, si parla anche di prestito finalizzato e non finalizzato. Nel primo caso il beneficiario ha il dovere di specificare il motivo per cui ha richiesto il prestito ed è costretto a utilizzare il denaro in un certo modo. Se per esempio si richiede un prestito per ristrutturare il proprio appartamento, poi non si può utilizzarlo in altro modo (per esempio non è consentito di investire il denaro per ingaggiare le prestazioni di una pettoruta prostituta cinquantenne, oppure sperperarlo per comprare i libri scolastici dei vostri figli, tenetelo bene a mente.)

Nel caso invece di prestiti non vincolati, oppure non finalizzati, potrete ritenervi liberi di scartabellare la vostra sezione preferita de “Il Messaggero” alla ricerca di annunci erotici che iniziano con “A.A.A.A.” .

Esiste poi un’altra categoria di credito, quella “al consumo”. Nella nostra bella penisola assolata e bagnata dal Mar Mediterraneo e dal Mar Tirreno (non menziono lo Ionico perché la mia ex-ragazza si fa chiamare “Ionica” e la cosa mi da fastidio, soprattutto perché me la immagino stesa al sole insieme a suo marito – un bastardo schifoso –  e sua figlia e vorrei tanto poter rovinare questo loro idillio ma poi mi viene da pensare che da bravo cristiano in realtà dovrei porre l’altra guancia e allora mi chiedo “ma che altra guancia devo porre?” nel senso: non c’è molto altro da fare, mi hai già tradito e rovinato la vita che altro vuoi da me?!!) Ehm… volevo dire, in questo nostro bel paese il credito al consumo va dai 154,94 euro ai 30.987,41 euro.

Tanto per farvi un’idea, le statistiche dicono che in Italia la maggior parte della gente quando proprio non può farne a meno, come per esempio nel caso in cui abbia impellente bisogno di comprarsi una Mercedes classe C, oppure un televisore Sony Bravia Ultra HD 3D, preferisce chiedere cifre né troppo alte, né troppo basse. Evidentemente, da bravi italiani, gli italiani pensano “se devo fare una cosa fatta male, fammela fare come si deve”. Non li biasimo, per carità.

Ci sarebbe poi da fare tutta una serie di considerazioni in merito ai piccoli prestiti quotidiani di cui tutti noi beneficiamo quando utilizziamo la carta di credito per fare la spesa, per esempio. Ovviamente, voi siete già a conoscenza del fatto che quando utilizzate la carta di credito per pagare un litro di latte e una confezione di preservativi alla fragola davanti a me, oltre a scassare l’organo riproduttivo maschile e neanche poco, state effettivamente richiedendo un prestito alla CULONA MERKEL (Deutsche Bank) e posticipando il pagamento della vostra schifosissima merce alla fine del mese e quindi state involontariamente sovvenzionando un giro di finanza creativa che poi è quello di cui vi lamentate col tassista, figura mitologica metà uomo metà sedile, noto elargitore di verità assolute e ricevute fiscali da voi scaricate nonostante stiate andando in piscina con quel viziatello di vostro figlio pisellino. Bravi eh! Siete tutti bravi! Poi, mi raccomando: prendetevela con Berlusconi.

Ma l’importante è che voi capiate che a me il mestiere di cravattaro non piace affatto anche se mi rendo conto che quella dello strozzino mafioso è fondamentalmente una figura che ha mandato avanti la storia mentre la mia è una figura che al massimo ha mandato avanti l’educazione fisica o, peggio ancora, l’educazione civica per non parlare dell’ora di religione durante la quale andavo a farmi le canne al cesso, non mi va più di parlarne. E se avete domande in merito ai prestiti, oppure curiosità varie, tenetevele pure per voi.

AGGREGARE AUDIENCE NON C’ENTRA NIENTE CON JENNIFER LAWRENCE!

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La parola “Aggregazione” deriva da “gregge”. In latino, infatti, “ad gregare” significa “unire” e a sua volta deriva dalla parola grex-gregis. No, Ezio Greggio non c’entra niente. E allora che c’entra Jennifer Lawrence? In verità vi dico, uomini di poca fede: ma l’avete vista bene? Non lasciatevi sempre fuorviare da un titolo! So’ bravi tutti a mettece ‘na scritta, lei c’entra sempre, comunque, ovunque. Ma torniamo a voi comunissimi (e anche un po’ schifosi) mortali: nel gergo affaristico la parola “aggregazione” non si riferisce a pecore ma a prospetti di clienti, quindi a potenziali acquirenti interessati a comprare un dato prodotto. Ma questo sito tratta di business, non meramente di affari, quindi non stupitevi quando vi dico che aggregare audience, dalle nostre parti ha a che fare più che altro con i gatti. Voi direte, adesso che c’entrano i gatti? Devo sempre spiegarvi tutto, uffa. Arrivate fino in fondo e lo saprete. E se non avete voglia di leggere peggio per voi.

D’altronde, come Toba Beta sostiene nel suo “Master of Stupidity”: “You can’t get attention of one who focused on himself.” Non si può ottenere l’attenzione di qualcuno che è concentrato su sé stesso. Aggregare Audience è un business per estroversi, e per avere successo in questo campo si deve andare controcorrente e tentare di aggirare l’ostacolo della scarsa attenzione che oggigiorno tutti noi riponiamo nei confronti di “stimoli esterni”. Una volta fatto questo e messo insieme un buon numero di prospetti potenzialmente interessati all’acquisto di un dato prodotto/asset ci si può concentrare sulla ricerca di un compratore interessato al gregge, pardon, alla moltitudine di prospetti in questione e quindi, finalmente, rivendere. Questo processo va ovviamente ripetuto per garantire la sopravvivenza del nostro business.

Vi è mai capitato di cambiare la stazione radio perché siete incappati in jingle pubblicitari che reclamizzavano prodotti o servizi a cui non eravate minimamente interessati? Ecco, quella è l’incubo di chi aggrega audience per mestiere: sprecare tempo pubblicitario, investire soldi in campagne pubblicitarie per poi piazzarle su mezzi di comunicazione inadatti al bersaglio clientelare che si vuole raggiungere e magari anche nel contesto di trasmissioni allo stesso modo inadeguate. Per esempio, state ascoltando una trasmissione che parla di calcio e parte il jingle di un venditore di prodotti per l’infanzia. A voi, corpulenti vitelloni di cinquantanni e zero figli, che vivete ancora insieme a vostra madre, non potrebbe fregarvene di meno di prodotti per l’infanzia e quindi girate la manopola sulla posizione “off”. Solo una minima percentuale di ascoltatori potrebbe essere interessata a un tema del genere e avere voglia di prestare attenzione in quel momento.

Oltretutto, al giorno d’oggi, la gente ha giustamente sviluppato – complice il costante bombardamento pubblicitario – dei meccanismi difensivi che aiutano a schermare il cervello dalla maggior parte degli stimoli esterni non rilevanti. Ecco perché, in genere, le pubblicità che hanno a che fare con i dolci si rivolgono a bambini dalle manocce cicciotelle  e ad adolescenti fluorescenti e sono trasmesse durante programmi televisivi a loro dedicati. I più giovani non hanno ancora sviluppato appieno questo tipo di meccanismo difensivo psicologico e sono quindi maggiormente soggetti  a stimoli del genere. Questo si chiama barare, però e non è cosa buona è giusta; date una letta allo studio del National Center for Biotechnology Information.

Un vero gentle-businessman non vuole avere nulla a che fare con la disonestà e i trucchi da quattro-soldi-quattro. Oltretutto un comportamento del genere non è sostenibile alla lunga. I nodi verrebbero presto al pettine, dovessimo crescere generazioni di obesi amorali e privi di autodisciplina. Lo so, sta già succedendo, ma ricordatevi che al peggio non c’è mai fine.

Viceversa, un buon esempio di questo genere di business, che ognuno di noi potrebbe mettere in piedi senza troppe difficoltà, sarebbe un sito web (o un blog) che abbia a che fare con un certo tema, identificato in precedenza, e che pubblicizzi prodotti correlati con questo tema. Che so, se abitate a Roma e vi piace il jogging potreste mettere su un sito che identifichi un certo numero di luoghi dove è consigliabile andare a correre, diffonderlo il più possibile, accorpare a esso un certo numero di rivenditori di articoli sportivi interessati all’audience che voi avete aggregato e vendergli spazi pubblicitari.

In conclusione: Aggregare Audience ha a che vedere con il concetto di attenzione, un asset che le persone posseggono in quantità limitata e per periodi di tempo ristretti. Ma se riuscite a catturare attenzione senza utilizzare trucchi, potete poi rivenderla a i diretti interessati. Ecco perché parlavo di felini: perché in questo senso aiuta considerare i potenziali clienti come dei gatti, non come delle pecore. Provate ad addomesticare un gatto e a fargli fare quello che volete lui faccia e nella migliore delle ipotesi vi ritroverete coperti di graffi. Ma agitate un filo di lana davanti ai suoi occhi e lo vedrete compiere acrobazie degne di una funambolo da circo nel tentativo di acchiapparlo. Provare per credere.